Il ritorno del lupo sulle Alpi è ormai un dato di fatto ineludibile, che in questi ultimi due anni ha assunto proporzioni significative, conquistando anche spazio nel dibattito pubblico. Il territorio di Condove, con i suoi alti e vasti pascoli, 15 alpeggi e oltre 2 mila capi tra bovini e ovini, sta vivendo in prima persona questa situazione.
Ecco perché parlare di lupo nel periodo della Fiera della Toma.
Per discutere di questa problematica attraverso un momento di confronto, basato su dati reali e scientifici e, soprattutto, approfondendo il tema della difficile convivenza tra il lupo e le attività pastorali e turistiche, dando voce sia al mondo tecnico e scientifico, sia a quello agricolo e produttivo.
La conferenza affronterà il tema del ritorno del lupo sulle Alpi e in Valle di Susa, contestualizzato nella più ampia situazione della penisola, con cenni alla sua biologia e al suo monitoraggio; ma affronterà anche gli aspetti problematici del ritorno del lupo sempre più vicino alle attività antropiche, elemento che ha cambiato e cambia equilibri e pratiche di allevamento, con esigenze vissute e mutate degli allevatori. Un ambito in cui la convivenza rappresenta una difficile e moderna sfida tutta da affrontare.
Protagonisti dell’incontro, che verrà corredato dalla proiezione di immagini e dati, saranno Luca Giunti, guardiaparco delle Aree Protette delle Alpi Cozie, Sergio Barone, della Coldiretti, e Dario Fracchia e Alessia Di Blasio, veterinari dell'ASL TO3.
Ci si alza molto presto al mattino e si corre tutto il giorno, tutti i giorni, tutto l’anno. Si munge, si lavora il formaggio e si parte per andare sui mercati o per aprire il negozio, tanto con i 30 gradi del mese di agosto che con il sottozero di gennaio. Allevare bestiame, produrre e vendere direttamente i formaggi non è un mestiere per pigri. Ci vuole passione, attaccamento all’azienda e coraggio nell’affrontare le stagioni avverse, almeno quanto ne serve per sopportare l’enorme burocrazia che affligge il settore. Il lavoro per fortuna (ma anche per bravura) non manca, i canali di commercializzazione nemmeno, i clienti sono fedeli e apprezzano il rapporto diretto con chi produce, oltre che la qualità e l’onestà nel prezzo.
Oggi i produttori del Marchio “Toma di Condove” sono 4 e tutti vi aspettano il 12 e 13 ottobre sulla piazza principale della Fiera della Toma di Condove. Lucia Vercellino, azienda agricola agli 800 metri di altitudine di borgata Sigliodo, porta sui mercati non solo la Toma di Condove col suo marchio ma anche ottimi formaggi freschi, burro, ricotta, yogurt, salumi e uova, tutto rigorosamente di produzione propria. La si trova al mercoledì mattina a Condove, il martedì pomeriggio ad Avigliana, al sabato mattina ad Almese.
L’azienda di Claudio e Aldo Rocci, coadiuvati da Bruno, si trova in borgata Arronco. D’estate il bestiame si trasferisce in alpeggio in località Gighè, a 1643 metri di altitudine sulla strada che porta al Collombardo. La grande varietà di tome fresche e stagionate è esposta nei mesi estivi, oltre che in azienda, in un piccolo spazio commerciale in borgata Prato del Rio; oppure la si trova al mercato di Alpignano il giovedì pomeriggio e a quello di Piossasco il sabato mattina.
Ezio Rocci è il gestore dell’alpeggio comunale di Tomba di Matolda, collocato in un panorama impagabile a 2mila metri di altitudine sulla strada del Collombardo, ma le sue mucche salgono lassù solo dopo essere state prima in località Vaccherezza e poi al Chiet, nutrendosi di alcuni tra i migliori pascoli del territorio. E’ la figlia Sara a curare la vendita dei formaggi: toma, tomini, ricotta, burro, toma del lait brusc e molto altro. E’ al mercato ogni mattina: a Caselette il lunedì, ad Almese il martedì, a Condove il mercoledì, ad Avigliana il giovedì, a Borgone il venerdì, a Druento il sabato.
L’azienda Cascina Clivia si trova in pianura, nell’ampia area verde di pascoli della borgata Poisatto: qui, al numero 24, in una delle cascine più antiche di Condove, sono collocate l’abitazione, la stalla, il laboratorio di caseificazione e il negozio per la vendita diretta. L’attività è condotta da Fabrizio Cordola e dalla signora Ottavia che ogni giorno dalle 8,30 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 20,30 attende i clienti in cerca di tome fresche e stagionate, tra cui la famosa e particolarmente richiesta toma del lait brusc.
Evento di eccellenza nella promozione del formaggio Toma prodotto in Valle di Susa e
nella valorizzazione della realtà agricola e zootecnica, la Fiera è un caratteristico momento d’incontro dei
produttori del settore per esporre e vendere il loro prodotto realizzato in
prevalenza negli alpeggi di montagna.
La Fiera nacque nell’autunno del 1986 con un approccio
tra i malgari e la Pro Loco, riunendo i produttori locali per mettere in
risalto le qualità del tipico formaggio caseificato in malga. Già a partire
dall’anno successivo (quella che viene considerata a tutti gli effetti la prima
edizione della Fiera), il grande
successo della manifestazione portò ad una collaborazione con la Coldiretti ed
alla sistemazione dell’evento nella piazza centrale del paese, con
l’allestimento nelle caratteristiche casette rosse.
Negli anni seguenti, la manifestazione acquistò sempre
più spazio, ottenne il patrocinio del Comune e degli Enti sovra comunali. La
fiera ottenne così una sistemazione degna del valore di promozione raggiunta,
entrando a pieni voti nel calendario regionale delle fiere e sagre. Dal 1995,
ossia dalla prima edizione, la Fiera della Toma fa parte del calendario di Gusto Valsusa.
Nel corso delle varie edizioni la Fiera ha assunto una
veste più culturale che commerciale con il consueto convegno-dibattito di
apertura e i vari spettacoli musicali e teatrali, le mostre d’arte, le
dimostrazioni di caseificazioni e degli antichi mestieri, e con il
coinvolgimento delle associazioni locali. Viene altresì proposto un coniugio con il mondo dello
sport e l’ormai tradizionale Toma Trail, nonché, oramai da qualche anno,
la valorizzazione della disarpa, con il
passaggio delle mandrie in transumanza all’interno della Fiera.
Non mancano le occasioni di degustare prodotti tipici,
anche sapientemente cucinati dai ristoratori locali.
Ai momenti di grande successo, si sono però, nella
storia, alternati periodi difficili, come quelli, a metà degli anni novanta,
segnati dall’avvento della brucellosi. Nel 1995, in particolare, una grave
epidemia, che ebbe ripercussioni anche sulla salute di alcuni condovesi,
costrinse l’amministrazione a vietare la monticazione e ad ordinare
l’abbattimento di numerosi capi. L’anno nero per la pastorizia si concluse
comunque con la realizzazione della Fiera, che quell’anno si svolse però senza
la sua protagonista principale…la toma. Grazie alla severità del regime adottato, tuttavia,
l’epidemia venne debellata e gli allevatori poterono tornare alla loro
attività.
Arrivata alla sua XXX edizione, la Fiera è ormai a tutti gli effetti un evento
fondamentale nella vita della comunità condovese e di quella valsusina.
Viviamo in una società nella quale è difficile che una persona qualunque veda il lupo in natura ma, nonostante questo, esso è l’animale selvatico più presente nel nostro immaginario collettivo. Il lupo è citato nella Bibbia, nella Divina Commedia, nelle opere di Manzoni e Shakespeare, nelle immagini pubblicitarie e nei modi di dire, nei toponimi e nelle automobili. Il lupo ha un’immagine ambivalente: possiede una parte selvaggia, animalesca ma in altre occasioni rappresenta valori come lealtà, fierezza, coraggio, fedeltà, capacità di lavorare in branco. Dal punto di vista ambientale, il lupo è definito come specie “chiave di volta” e cioè come elemento fondamentale dell’ecosistema.
Ma perché parlare di lupo nel periodo della Fiera della Toma? Semplice: Condove, con i suoi alti e vasti pascoli, 15 alpeggi e oltre 2 mila capi tra bovini e ovini, vuole offrire un contributo ad un dibattito equilibrato sulla presenza di questo predatore, informando sui dati reali e scientifici e, soprattutto, approfondendo il tema della convivenza possibile tra il lupo e le attività pastorali e turistiche.
Pochi anni fa un allevatore condovese fu protagonista di un video in cui raccontava l’attacco dei lupi subito dal suo gregge in alpeggio; d’altra parte, oltre ad avvistamenti furtivi e quasi leggendari nelle nebbie del Collombardo, in vallata da parecchio tempo le uniche notizie sulla presenza del lupo si limitano agli esemplari trovati morti nei pressi della linea ferroviaria o sul bordo delle strade.
Giovedì 6 ottobre, al Cinema di Condove (inizio ore 21), diversi ospiti affronteranno i temi legati al lupo: il suo ritorno sulle Alpi, contestualizzato nella più ampia situazione della penisola, la biologia, le tecniche del monitoraggio su questa specie animale, la necessità di conservazione dell’animale. Si analizzeranno il lupo e la sua presenza dal punto di vista storico, si presenteranno le ricerche in corso nell’ambito del Progetto Life WolfAlps citando i più ampi studi a livello nazionale ed internazionale, si sfiorerà il tema della percezione del lupo nell’immaginario collettivo.
La conferenza affronterà anche gli aspetti problematici del ritorno del lupo sulle nostre montagne, elemento che ha cambiato e cambia equilibri e pratiche che si sono mantenute relativamente immutate per quasi un secolo: il conflitto uomo-lupo con le problematiche vissute dagli allevatori e l’esigenza di aggiornare con metodi di difesa moderni le attività pastorali. Un ambito in cui la convivenza rappresenta una bella e moderna sfida tutta da affrontare.
Protagonisti dell’incontro, che verrà corredato dalla proiezione di immagini e dati, saranno Mauro Bruno, veterinario ASL TO3; Silvia Dalmasso, veterinario progetto Life Wolfalps; Luca Giunti, guardiaparco Aree Protette delle Alpi Cozie. Il ruolo di moderatore sarà assunto da Giorgia Allais, assessore ad Ambiente e Territorio del Comune di Condove. Gli esperti risponderanno alle domande del pubblico.
Arriva da Ravenna la notizia di
un parto trigemellare di una vacca di razza romagnola. Tre vitellini di 30 kg
ciascuno sono nati in allevamento in provincia di Ravenna. L’evento sembra
essere più unico che raro, anche perché altri casi del genere ci sono stati ma
non sono mai andati a buon fine. Invece Sara, questo è il nome della mucca, non
è nuova a simili imprese: mentre una vacca normale partorisce in media un
vitello all’anno, lei in 5 anni ne ha messi al mondo 9 tra cui altre due coppie
di gemelli. Per l’azienda romagnola, Sara è una vera miniera d’oro.